domenica, luglio 16, 2006


CAMPIONE DI MONGOLIA!! CAMPIONE DI MONGOLIA!! CAMPIONE DI MONGOLIA!!!
Col vecchio metodo di Davide e Golia, il sampietrino nella mutanda, Cepe schianta ad uno a uno i suoi avversari e vince il Montone d'oro!

Scherzi a parte, ciao a tutti cari (specie a Giovanni e allo Zio luca che ci seguono appassionatamente), e anche la Mongolia sta per salutarci, ma ricominciamo dalla vittoria ai campionati mondiali... per nostra fortuna dopo la solitudine del brindisi in stazione alle 6 del mattino il treno era pieno di francesi da sfottere. E noi giu' a strillare Trezeguet! Les incompetents!! Travers!! Ecc.. Alla fine pero' erano abbastanza umiliati e quindi non abbiamo infierito troppo.

Dopo 10 ore alla frontiera (un francese aveva pure il visto scaduto dalla mezzanotte e ha dovuto corrompere - dopo 2 h almeno di trattativa e un paio di uffici doganali diversi - le guardie di frontiera. 80 cocozzoni... ma poteva andargli peggio!) eccoci finalmente nella agognata Mongolia e in quella che e' la sua festeggiante capitale: Ulaan Baatar.
Dobbiamo dire che a confronto dei russi i mongoli sono un paradiso: parlano, parlano inglese, sorridono e soprattutto costano pochissimo. Media di 3 euri al pasto per 3 persone... e solo carne e latticini!

Il primo giorno abbiamo visitato l'amena Ulaan Baatar e il suo unico tempio preparandoci con cura all'escursione nella steppa dei prossimi 4 giorni. La sera siamo andati a vedere il Naadam allo stadio e abbiamo provato finalmente i tanto agognati Hushuk e Airik: frittele di montone e latte di cavalla fermentato. Squisiti.

Primo giorno nella steppa: visita a due monasteri buddisti, tour sui cammelli e notte presso il gher di una simpatica famigliola. Ci avevano detto di portare in dono detersivo e vodka e noi cosi' abbiamo fatto, facendo pero' una terribile figura di merda col fratello del padrone, business man di succhi di frutta col figlio che lavora a Manchester... e noi che li credevamo dei pezzenti grezzi ed ottusi... ci hanno dato una bella lezione!

Secondo giorno: visita a Karakorum, la citta' capitale dell'impero di Gengis Kahn di cui non resta nulla. 5 km fuori pero' c'e' un complesso di templi buddisti (ricostruito dopo le devastazioni fatte dai comunisti sovietici) che racchiude edifici dei 3 principali stili: tibetano, mongolo e cinese.
Nel pomeriggio lasciamo l'unica strada asfaltata della mongolia e il nostro driver si perde nei campi. Ogni 10 km di sterrato si ferma a chiedere indicazioni a qualche pastore. Vediamo Yak e avvoltoi. Per la notte ci fermiamo in un gher sperduto nelle valli pieno di bambini gia' prodi cavallerizzi. Li stupiamo col solito gioco della macchina digitale e passiamo tre h a fare foto e a farci fare foto da loro. Assistiamo alla mungitura delle cavalle e Valerio sbocca, non potendone piu' dell'Airik, che da sogno diventa incubo: questi cazzo di pastori non fanno altro che bere quel latte acido (sa un po' di yogurth con l'aggiunta di acqua frizzante e loro la chiamano birra bianca, essendo alcoolica). Ci addormentiamo coi tonfi dei bambini che mischiano latte appena munto all'airik per farlo fermentare e averne sempre di fresco.

Il terzo giorno ripartiamo per lande sempre piu' aride e desolate. Attraversiamo una mega valle a 50 gradi in cui riusciamo ad avvistare delle gazzelline succulente che pero' ci sfuggono alla vista appena sentono il rumore del fuoristrada. Infine, arriviamo, sudici e sporchi, al nostro ultimo gher, talmente squallido stavolta da costringerci ad andare a passare il pomeriggio all'ombra delle uniche quattro spelacchiate elontanissime acacie della steppa mongola, tra mosche e cacche di cavallo e pecora. Il gher e' in effetti quanto di piu' lontano dalla civilta' ci si possa immaginare. Solo per fare un esempio, il figlio dei proprietari di quest'ultimo scagazza sul letto. La madre, anziche' lavare la coperta, pensa bene di grattare via la merda semplicemente col coltello da cucina con cui poi prepara un succulento stufatino di montone - conservato morto sotto al letto di Cesare.

L'ultima mattina partiamo alle nove e all'una siamo a Ulaan Baatar. Riusciamo a farci inculare nell'unico ristorante turistico della citta' perche' Tommaso voleva a tutti i costi mangiare la grigliata mongola (1 wurstel e un hamburger per un peso totale di 25 gr), e siamo pronti a partire alla volta della cina!!

3 Comments:

Blogger TheMerryArchivist said...

Beh, il linguaggio sta un po' tracimando, rispetto alla partenza di taglio antropologicamente alto, ma dopo quello che è successo a Bush a San Pietroburgo non ci formalizzeremo per questo (se non lo sapete ancora, in qualsiasi internetcafè di qualsiasi gher ormai non si parlerà d'altro).
Io ho mangiato pane dai beduini nel deserto del Sinai, e siccome la padrona di casa (!) lo trovava un po' secco l'ha allungato con un po' della sua saliva pe rrenderlo più soffice. Se sono ancora qui a raccontarlo vuol dire che rinforza il sistema immunitario. Chissà se a Tom sono mai tornate in mente le lumache di Parigi, quando rubava caraffe nei ristoranti di lusso per le vecchie zie...

Ciao ciao. La vecchia zia

luglio 18, 2006 7:57 PM  
Blogger TheMerryArchivist said...

Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.

luglio 18, 2006 7:59 PM  
Anonymous Anonimo said...

Ciao.
Sono certamente un po' invidioso, dato che state facemdo un giro che io ho pensato di fare per anni, e mai fatto.
Mi sembra entusiasmante.
Un commento: mi sembra che l'Airik che avete assaggiato sia del tutto simile al Tad che bevevamo in Armenia. Solo, il latte era di capra (o pecora?) e non di cavalla.
Che sia un bevanda "tipica" dell'Asia Centrale?
Tom lo ricordi? A te non piaceva.

luglio 19, 2006 7:33 AM  

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