SULLA STRADA PER SAIGON
Dopo la spassosa giornata tra motorino e spiaggia, la nostra marcia di avvicinamento alla seconda citta' vietnamita ha subito un imprevisto rallentamento: non ci e' stato infatti possibile trovar posto sul pullman per Nha Thrang, citta' balneare circa 500 km piu' a sud, e abbiamo cosi' dovuto rinviare la partenza di un giorno. Nel giorno supplementare ci siamo goduti l'ormai familiare Hoi An, il suo affollatissimo mercato, i gustosi frutti tropicali, le spiagge e la paciosa veranda dell'ostello in riva al fiume, decidendo di tagliare poi i tempi sulle spiagge piu' a sud.
La sera abbiamo preso l'autobus dandoci appunamento con l'amica spagnola, cui il mare non interessava, a Dalat, la tappa successiva, e apprestandoci ad incontrare Matteo e Alessia, giunti a Nha Trang il giorno prima dal sud. Il viaggio, gia' tumultuoso per le strade dissestate, e' stato reso ancor piu' problematico dall'ennesima prodezza di Tommy: non memore dell'identica avventura in terra tunisina, il nostro eroe si e' concesso, come spuntino notturno, uno squisito sandwich all'uovo che, dopo aver seminato scompiglio per tutta la notte nella pancia del malcapitato, e' riemerso in forma liquida tra disgustosi gorgheggi che hanno risvegliato tutto il pullman (tranne Colo, che dormiva sereno al suo fianco..).
Con Tommy ancora provato dalla disavventura gastrica con Teo e Alessia ci siamo avventurati alla ricerca di Jungle Beach. La spiaggia era un vero paradiso: acqua azzura su sabbia bianca e senza anima viva; l'unico prezzo da pagare e' stato un lungo e difficoltoso viaggio in motorino (in particolare per Colo, il cui centauro aveva un solo freno funzionante..), dapprima tra lenti tir e folli autobus, poi su impervie strade sterrate. Dopo una giornata di riposo nello sperduto resort di un canadese trapiantato vietnamita, siamo rientrati a Nha Trang, rischiando nuovamente la vita, in particolare quando un autobus in contromano ha invaso la nostra corsia per effettuare un sorpasso, costringendo tutti noi a gettarci fuori strada per evitare di essere schiacciati come mosche.
L'indomani ci si e' concessi una piu' quieta gita in barca, per poter vedere i fondali delle isole circostanti, tra i piu' belli del Vietnam. In realta' questa e' stata anche l'esperienza piu' trash della vacanza: dopo una piacevole oretta a nuotare con la maschera tra i coralli e un pranzo buffet in cui, grazie all'inappetenza dei nostri compagni di traversata, abbiamo potuto abboffarci a volonta' (contendendoci il cibo con un vorace gruppo di spagnoli), e' partito il karaoke, con un susseguirsi di canzoni vietnamite e occidentali cantate da un improbabile duo locale; poi il cantante si e' improvvisato barista di un originale pub galleggiante: acciondolato su un salvagente, versava vino a volonta' ai turisti, anch'essi spaparanzati su dei salvagenti. Mentre Tommy, ancora convalescente, si conteneva, e Teo e Cesare si dilettavano con salti dalla barca, Valerio e Alessia sono gli unici ad abusare del rosso di Dalat, ma fortunatamente l'escursione prosegue con placide capatine in altre spiagge e la sbronza si riassorbe senza conseguenze.
La sera ci si saluta, giacche' Teo ed Alessia proseguono il loro viaggio verso nord, alla volta di Hoi An, mentre noi continuiamo verso sud e raggiungiamo, a Dalat, la nostra amica Nima.
Dopo giorni di caldo e sole, torniamo a respirare un po' d'aria fresca e frizzantina. Dalat e' una kitschissima cittadina sull'altopiano centrale del Vietnam. Trovato l'alloggio, comincia una febbrile ricerca della migliore escursione per visitare i boschi e i villaggi nei pressi della citta'. Riguardo a come gestire i giorni a Dalat vi sono idee differenti ed alla fine ci si divide: mentre Colo e Cepe si lanciano in una due giorni di trekking nella foresta, Tommy e Nima si concedono due giorni in moto (con annesso investimento di un pollo) tra valli giunglose, strade sterrate tra le montagne, cascate, momentanei diluvi e splendide schiarite.
Invece, partiti di buon mattino, i nostri due esploratori raggiungono il Paradise Lake, un grazioso laghetto blu tra i pini, prima di lanciarsi alla conquista del monte circostante; dopo aver banchettato sulla vetta, la discesa, funestata da un'inarrestabile pioggia (Dalat, come Hue, e' un posto molto umido), li porta d'un colpo dalla foresta di aghifoglie ad una giungla folta e selvaggia. E' incredibile come bastino poche centinaia di metri a cambiare radicalmente il tipo di vegetazione, anche se nella giungla l'idea di Cesare di portare solo pantaloncini corti si rivela poco azzeccata, visto che il terreno e' letteralmente invaso da centinaia di sanguisughe, pronte a salassare i malcapitati passanti. Fortunatamente il tragitto e' breve e giungiamo rapidamente allo splendido villaggetto di case di legno in riva al lago in cui pernottiamo.
Visto il feeling che si e' creato tra noi e la giovane guida, pensiamo di cogliere l'occasione per fare alcune domande sulla situazione politica locale, ma purtroppo la conversazione si interrompe al primo scoglio, ossia il significato della parola "elezioni", concetto del tutto ignoto al nostro interlocutore. Proviamo anche con le parole "vote", "democracy" e altri sinonimi, ma il vietnamita non fa altro che parlarci dello "Zio Ho", come viene amichevolmente chiamato Ho Chi Min dai locali. Nonostante la conversazione sia stata alquanto breve, ci sembra abbastanza chiaro il senso che se ne puo' trarre..
L'indomani la guida ci rifornisce di speciali calzature anti-sanguisuga, visto che il tragitto nella giungla sara' decisamente piu' lungo; ci attendono infatti ore di marcia in una fitta foresta tra nebbia e pioggia, prima di raggiungere il piccolo villaggeto di una minoranza etnica degli altopiani, da cui un auto ci riconduce a Dalat, ove ritroviamo i nostri due compagni. L'ultima tranquilla serata sull'altopiano e poi il viaggio per Saigon.
A breve aggiorneremo questa pagina con qualche foto. Qua sotto il link per vederne gia' qualcuna.
http://www.flickr.com/photos/28785825@N00/sets/72157594250939266/
Dopo la spassosa giornata tra motorino e spiaggia, la nostra marcia di avvicinamento alla seconda citta' vietnamita ha subito un imprevisto rallentamento: non ci e' stato infatti possibile trovar posto sul pullman per Nha Thrang, citta' balneare circa 500 km piu' a sud, e abbiamo cosi' dovuto rinviare la partenza di un giorno. Nel giorno supplementare ci siamo goduti l'ormai familiare Hoi An, il suo affollatissimo mercato, i gustosi frutti tropicali, le spiagge e la paciosa veranda dell'ostello in riva al fiume, decidendo di tagliare poi i tempi sulle spiagge piu' a sud.
La sera abbiamo preso l'autobus dandoci appunamento con l'amica spagnola, cui il mare non interessava, a Dalat, la tappa successiva, e apprestandoci ad incontrare Matteo e Alessia, giunti a Nha Trang il giorno prima dal sud. Il viaggio, gia' tumultuoso per le strade dissestate, e' stato reso ancor piu' problematico dall'ennesima prodezza di Tommy: non memore dell'identica avventura in terra tunisina, il nostro eroe si e' concesso, come spuntino notturno, uno squisito sandwich all'uovo che, dopo aver seminato scompiglio per tutta la notte nella pancia del malcapitato, e' riemerso in forma liquida tra disgustosi gorgheggi che hanno risvegliato tutto il pullman (tranne Colo, che dormiva sereno al suo fianco..).
Con Tommy ancora provato dalla disavventura gastrica con Teo e Alessia ci siamo avventurati alla ricerca di Jungle Beach. La spiaggia era un vero paradiso: acqua azzura su sabbia bianca e senza anima viva; l'unico prezzo da pagare e' stato un lungo e difficoltoso viaggio in motorino (in particolare per Colo, il cui centauro aveva un solo freno funzionante..), dapprima tra lenti tir e folli autobus, poi su impervie strade sterrate. Dopo una giornata di riposo nello sperduto resort di un canadese trapiantato vietnamita, siamo rientrati a Nha Trang, rischiando nuovamente la vita, in particolare quando un autobus in contromano ha invaso la nostra corsia per effettuare un sorpasso, costringendo tutti noi a gettarci fuori strada per evitare di essere schiacciati come mosche.
L'indomani ci si e' concessi una piu' quieta gita in barca, per poter vedere i fondali delle isole circostanti, tra i piu' belli del Vietnam. In realta' questa e' stata anche l'esperienza piu' trash della vacanza: dopo una piacevole oretta a nuotare con la maschera tra i coralli e un pranzo buffet in cui, grazie all'inappetenza dei nostri compagni di traversata, abbiamo potuto abboffarci a volonta' (contendendoci il cibo con un vorace gruppo di spagnoli), e' partito il karaoke, con un susseguirsi di canzoni vietnamite e occidentali cantate da un improbabile duo locale; poi il cantante si e' improvvisato barista di un originale pub galleggiante: acciondolato su un salvagente, versava vino a volonta' ai turisti, anch'essi spaparanzati su dei salvagenti. Mentre Tommy, ancora convalescente, si conteneva, e Teo e Cesare si dilettavano con salti dalla barca, Valerio e Alessia sono gli unici ad abusare del rosso di Dalat, ma fortunatamente l'escursione prosegue con placide capatine in altre spiagge e la sbronza si riassorbe senza conseguenze.
La sera ci si saluta, giacche' Teo ed Alessia proseguono il loro viaggio verso nord, alla volta di Hoi An, mentre noi continuiamo verso sud e raggiungiamo, a Dalat, la nostra amica Nima.
Dopo giorni di caldo e sole, torniamo a respirare un po' d'aria fresca e frizzantina. Dalat e' una kitschissima cittadina sull'altopiano centrale del Vietnam. Trovato l'alloggio, comincia una febbrile ricerca della migliore escursione per visitare i boschi e i villaggi nei pressi della citta'. Riguardo a come gestire i giorni a Dalat vi sono idee differenti ed alla fine ci si divide: mentre Colo e Cepe si lanciano in una due giorni di trekking nella foresta, Tommy e Nima si concedono due giorni in moto (con annesso investimento di un pollo) tra valli giunglose, strade sterrate tra le montagne, cascate, momentanei diluvi e splendide schiarite.
Invece, partiti di buon mattino, i nostri due esploratori raggiungono il Paradise Lake, un grazioso laghetto blu tra i pini, prima di lanciarsi alla conquista del monte circostante; dopo aver banchettato sulla vetta, la discesa, funestata da un'inarrestabile pioggia (Dalat, come Hue, e' un posto molto umido), li porta d'un colpo dalla foresta di aghifoglie ad una giungla folta e selvaggia. E' incredibile come bastino poche centinaia di metri a cambiare radicalmente il tipo di vegetazione, anche se nella giungla l'idea di Cesare di portare solo pantaloncini corti si rivela poco azzeccata, visto che il terreno e' letteralmente invaso da centinaia di sanguisughe, pronte a salassare i malcapitati passanti. Fortunatamente il tragitto e' breve e giungiamo rapidamente allo splendido villaggetto di case di legno in riva al lago in cui pernottiamo.
Visto il feeling che si e' creato tra noi e la giovane guida, pensiamo di cogliere l'occasione per fare alcune domande sulla situazione politica locale, ma purtroppo la conversazione si interrompe al primo scoglio, ossia il significato della parola "elezioni", concetto del tutto ignoto al nostro interlocutore. Proviamo anche con le parole "vote", "democracy" e altri sinonimi, ma il vietnamita non fa altro che parlarci dello "Zio Ho", come viene amichevolmente chiamato Ho Chi Min dai locali. Nonostante la conversazione sia stata alquanto breve, ci sembra abbastanza chiaro il senso che se ne puo' trarre..
L'indomani la guida ci rifornisce di speciali calzature anti-sanguisuga, visto che il tragitto nella giungla sara' decisamente piu' lungo; ci attendono infatti ore di marcia in una fitta foresta tra nebbia e pioggia, prima di raggiungere il piccolo villaggeto di una minoranza etnica degli altopiani, da cui un auto ci riconduce a Dalat, ove ritroviamo i nostri due compagni. L'ultima tranquilla serata sull'altopiano e poi il viaggio per Saigon.
A breve aggiorneremo questa pagina con qualche foto. Qua sotto il link per vederne gia' qualcuna.
http://www.flickr.com/photos/28785825@N00/sets/72157594250939266/

3 Comments:
Caro Tommaso.
Grazie la bella cartolina dalla cina.Guardo con gioia il vostro blog che mi ha entusiasmato,stupito e affascinato.
Questo e` veramente "un grande viaggio".
D`ora in poi dovro` chiamarti "Grande Tommaso"
Ciao! Ito
Ciao.
Non vorrei dire, ma mi sembra che quelle minoranze degli altopiani siano (state) pesantemente perseguitate per motivi politici e religiosi. Credo sarebbe interessante visitarle con un po' di calma!
Cerco di capire in quale angolo della mia mente affondi il ricordo...
Buon viaggio,
pap
cazzo ragazzi, sono rimasta troppo indietro...non ce la faccio più a recuperare il filo...
vabbè con calma ora mi leggo tutto.
baci e bentornata-grazie.
daria
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