CAMBOGIA: A UN PASSO DALLA FINE.
Il tempo passa, i posti si susseguono e ormai non ci restano piu' molti luoghi da vedere, ma bisogna dire che questi ultimi giorni sono stati tra i piu' ricchi di tutta la vacanza! E allora andiamo con ordine.
Dopo il solito, infinito viaggio in pullman siamo giunti a Saigon, ribattezzata Ho Chi Min City dopo la vittoria del Vietnam del Nord nel 1975. La citta' e' oggi il cuore economico del paese, ma conserva intatti numerosi edifici coloniali francesi e alcuni splendidi vicoletti ricchi di squisiti ristorantini. Abbiamo passato una tranquilla giornata passeggiando per il centro e visitando i principali monumenti, tra cui il museo sulla guerra, ricco di foto celebri e toccanti sulla lunga battaglia indipendentista dei vietnamiti, prima contro i francesi, poi contro gli americani, infine contro cinesi e cambogiani; diciamo che negli ultimi 50 anni non hanno avuto molto tempo libero..
La sera abbiamo cenato nella solita "bettola", uno di quegli ottimi (nonche' molto economici..) ristorantini all'aperto che hanno allietato le nostre serate vietnamite; in pratica una vecchia che cucina per la famiglia e vende a pochi centesimi gli avanzi agli ospiti seduti a un tavolaccio in plastica...
Il giorno seguente e' cominciata la tre giorni di tour nel delta del Mekong, una delle ragioni che ci hanno spinto a scendere cosi' a sud prima di risalire verso la Thailandia. Partiti di buon mattino da Saigon, abbiamo vagato dapprima su una barca a motori, poi a remi, tra i canali e le isolette che costellano l'ultimo tratto di questo fiume immenso; abbiamo visitato una fabbrica di squisite caramelle al cocco, passeggiato tra le palafitte di legno su cui sono costruite tutte le case per difendersi dalle piene della stagione umida, prima di raggiungere Can Tho, il capoluogo regionale, in cui abbiamo pernottato, dopo che Valerio ha finalmente potuto aggiungere il serpente alle numerose specialita' sperimentate in questo viaggio.
Il secondo giorno abbiamo scoperto come viene prodotto il riso, di cui il Vietnam e' passato in due decenni dal ruolo di importatore a secondo esportatore mondiale (la maggior parte del riso e' prodotta in questa regione), e soprattutto come vengono preparati i noodles, uno dei piatti piu' prelibati nelle nostre bettole; dopo esserci rimpinzati di squisiti frutti tropicali, ci siamo arrampicati sull'unica altura della regione, da cui abbiamo visto lo straordinario spettacolo della valle: immense distese di campi di riso, allagate dalla piena stagionale del fiume, di cui era impossibile distinguere gli argini, il tutto costellato di piccole palafitte di legno. Pochissime le auto e i motorini, in questa stagione (nel caso non l'abbiate capito, la stagione delle piogge..) le persone si spostano prevalentemente in barca.
La sera abbiamo festeggiato consumando in compagnia degli altri viaggiatori un prezioso dono di Teo e Alessia, cosi' da presentarci l'indomani leggeri come piume alla frontiera cambogiana.
Il terzo giorno, infatti, stipati su un infimo barchino, abbiamo visitato un villaggio Cham, gli eredi di quella popolazione di origine malesiana sconfitta dai vietnamiti circa 500 anni fa e poi scomparsa nel nulla, oggi minoranza del sud di Vietnam e Cambogia dedita ad una forma piuttosto blanda di islamismo e alla piscicoltura, prima di addentrarci in uno dei nove rami principali del Mekong, fino al confine cambogiano.
Superata con l'usuale lentezza la frontiera, siamo arrivati, dopo un paio d'ore su una barca che era una sorta di immensa, caldissima ed ermetica botte di latta, ancora piu' scassata della precedente e un breve ma intenso viaggio in minibus, a Phnom Penh, la capitale.
Qui subito un tributo al museo degli orrori dei Khmer rossi, ossia un vecchio edificio scolastico trasformato da Pol Pot in un lager allucinante (il famigerato S 21) da cui non furono in molti ad uscire vivi (dicamo pure solo sette). Pol Pot lo possiamo definire il ridicolo che si trasforma in tragico: dopo il colpo di stato imbastito dalla CIA fugge, attraverso il sentiero di Ho Chi Min, in Cina, resta folgorato dalle migliori genialate maoiste, il Grande Balzo in Avanti e la Rivoluzione Culturale, e decide che anche lui vuole passare alla storia con qualche milione di morti; cosi', preso il potere, abolisce la moneta (meglio il baratto!) e deporta tutti gli abitanti delle citta' nelle piu' remote aree della giungla cambogiana a coltivare riso quindici ore al giorno. Phnom Penh scende fino all'incredibile cifra di 40.000 abitanti (oggi fa 2 milioni) e se qualcuno non sorride, nel dubbio lo si ammazza in quanto antirivoluzionario. In soli tre anni si stima siano morti da 1 a 3 milioni di persone su un totale di 8-9 milioni, e a tuttoggi questo Stato occupa i primi posti in statistiche non proprio edificanti, come il numero di mine antiuomo pro capite o la quantita' di persone mutilate.
Usciti da questo tetro museo, ci siamo tirati su il morale con lo shopping: il mercato della citta' era infatti pieno di abiti firmati in vendita per pochi dollari, anche se, data la nostra inesperienza al riguardo, non ne abbiamo saputo approfittare a dovere. Ma la giornata offre ancora qualcosa: Valerio si pappa, in un lauto banchetto, nell'ordine: ragni, cicale, grilli e larve (e purtroppo non si accorge di alcuni sfiziosi scarafaggi..).
Il giorno dopo, ieri, salvata Nima dalle luride manacce di due tedeschi che provano a molestarla nel sonno, partiamo tutti assieme per Angkor. Questo e' il piu' grande complesso religioso esistente al mondo, costruito prosciugando tutte le risorse umane e naturali del paese nel corso del XVI secolo da megalomani sovrani Khmer. Originariamente induista, poi riutilizzato senza grossi cambiamenti dai buddhisti, presenta una serie sterminata di templi sparsi su in diversi chilometri di giungla e questo ci convince a trascorerre qui almeno tre giorni per girarli con tutta calma. Non ci sono davvero parole per descrivere la magnificenza quello che ci siamo trovati davanti; avremmo voluto far parlare le foto, ma purtroppo le connessioni cambogiane sono davvero tragiche e anche questa volta dobbiamo rinunciare. Faremo del nostro meglio per mostrarvele al piu presto!
Il tempo passa, i posti si susseguono e ormai non ci restano piu' molti luoghi da vedere, ma bisogna dire che questi ultimi giorni sono stati tra i piu' ricchi di tutta la vacanza! E allora andiamo con ordine.
Dopo il solito, infinito viaggio in pullman siamo giunti a Saigon, ribattezzata Ho Chi Min City dopo la vittoria del Vietnam del Nord nel 1975. La citta' e' oggi il cuore economico del paese, ma conserva intatti numerosi edifici coloniali francesi e alcuni splendidi vicoletti ricchi di squisiti ristorantini. Abbiamo passato una tranquilla giornata passeggiando per il centro e visitando i principali monumenti, tra cui il museo sulla guerra, ricco di foto celebri e toccanti sulla lunga battaglia indipendentista dei vietnamiti, prima contro i francesi, poi contro gli americani, infine contro cinesi e cambogiani; diciamo che negli ultimi 50 anni non hanno avuto molto tempo libero..
La sera abbiamo cenato nella solita "bettola", uno di quegli ottimi (nonche' molto economici..) ristorantini all'aperto che hanno allietato le nostre serate vietnamite; in pratica una vecchia che cucina per la famiglia e vende a pochi centesimi gli avanzi agli ospiti seduti a un tavolaccio in plastica...
Il giorno seguente e' cominciata la tre giorni di tour nel delta del Mekong, una delle ragioni che ci hanno spinto a scendere cosi' a sud prima di risalire verso la Thailandia. Partiti di buon mattino da Saigon, abbiamo vagato dapprima su una barca a motori, poi a remi, tra i canali e le isolette che costellano l'ultimo tratto di questo fiume immenso; abbiamo visitato una fabbrica di squisite caramelle al cocco, passeggiato tra le palafitte di legno su cui sono costruite tutte le case per difendersi dalle piene della stagione umida, prima di raggiungere Can Tho, il capoluogo regionale, in cui abbiamo pernottato, dopo che Valerio ha finalmente potuto aggiungere il serpente alle numerose specialita' sperimentate in questo viaggio.
Il secondo giorno abbiamo scoperto come viene prodotto il riso, di cui il Vietnam e' passato in due decenni dal ruolo di importatore a secondo esportatore mondiale (la maggior parte del riso e' prodotta in questa regione), e soprattutto come vengono preparati i noodles, uno dei piatti piu' prelibati nelle nostre bettole; dopo esserci rimpinzati di squisiti frutti tropicali, ci siamo arrampicati sull'unica altura della regione, da cui abbiamo visto lo straordinario spettacolo della valle: immense distese di campi di riso, allagate dalla piena stagionale del fiume, di cui era impossibile distinguere gli argini, il tutto costellato di piccole palafitte di legno. Pochissime le auto e i motorini, in questa stagione (nel caso non l'abbiate capito, la stagione delle piogge..) le persone si spostano prevalentemente in barca.
La sera abbiamo festeggiato consumando in compagnia degli altri viaggiatori un prezioso dono di Teo e Alessia, cosi' da presentarci l'indomani leggeri come piume alla frontiera cambogiana.
Il terzo giorno, infatti, stipati su un infimo barchino, abbiamo visitato un villaggio Cham, gli eredi di quella popolazione di origine malesiana sconfitta dai vietnamiti circa 500 anni fa e poi scomparsa nel nulla, oggi minoranza del sud di Vietnam e Cambogia dedita ad una forma piuttosto blanda di islamismo e alla piscicoltura, prima di addentrarci in uno dei nove rami principali del Mekong, fino al confine cambogiano.
Superata con l'usuale lentezza la frontiera, siamo arrivati, dopo un paio d'ore su una barca che era una sorta di immensa, caldissima ed ermetica botte di latta, ancora piu' scassata della precedente e un breve ma intenso viaggio in minibus, a Phnom Penh, la capitale.
Qui subito un tributo al museo degli orrori dei Khmer rossi, ossia un vecchio edificio scolastico trasformato da Pol Pot in un lager allucinante (il famigerato S 21) da cui non furono in molti ad uscire vivi (dicamo pure solo sette). Pol Pot lo possiamo definire il ridicolo che si trasforma in tragico: dopo il colpo di stato imbastito dalla CIA fugge, attraverso il sentiero di Ho Chi Min, in Cina, resta folgorato dalle migliori genialate maoiste, il Grande Balzo in Avanti e la Rivoluzione Culturale, e decide che anche lui vuole passare alla storia con qualche milione di morti; cosi', preso il potere, abolisce la moneta (meglio il baratto!) e deporta tutti gli abitanti delle citta' nelle piu' remote aree della giungla cambogiana a coltivare riso quindici ore al giorno. Phnom Penh scende fino all'incredibile cifra di 40.000 abitanti (oggi fa 2 milioni) e se qualcuno non sorride, nel dubbio lo si ammazza in quanto antirivoluzionario. In soli tre anni si stima siano morti da 1 a 3 milioni di persone su un totale di 8-9 milioni, e a tuttoggi questo Stato occupa i primi posti in statistiche non proprio edificanti, come il numero di mine antiuomo pro capite o la quantita' di persone mutilate.
Usciti da questo tetro museo, ci siamo tirati su il morale con lo shopping: il mercato della citta' era infatti pieno di abiti firmati in vendita per pochi dollari, anche se, data la nostra inesperienza al riguardo, non ne abbiamo saputo approfittare a dovere. Ma la giornata offre ancora qualcosa: Valerio si pappa, in un lauto banchetto, nell'ordine: ragni, cicale, grilli e larve (e purtroppo non si accorge di alcuni sfiziosi scarafaggi..).
Il giorno dopo, ieri, salvata Nima dalle luride manacce di due tedeschi che provano a molestarla nel sonno, partiamo tutti assieme per Angkor. Questo e' il piu' grande complesso religioso esistente al mondo, costruito prosciugando tutte le risorse umane e naturali del paese nel corso del XVI secolo da megalomani sovrani Khmer. Originariamente induista, poi riutilizzato senza grossi cambiamenti dai buddhisti, presenta una serie sterminata di templi sparsi su in diversi chilometri di giungla e questo ci convince a trascorerre qui almeno tre giorni per girarli con tutta calma. Non ci sono davvero parole per descrivere la magnificenza quello che ci siamo trovati davanti; avremmo voluto far parlare le foto, ma purtroppo le connessioni cambogiane sono davvero tragiche e anche questa volta dobbiamo rinunciare. Faremo del nostro meglio per mostrarvele al piu presto!

5 Comments:
quindi a presto! e non lamentarti subito che di giorni, in verità, ne mancano ancora tantissimi!
baci baci
marina
più passa il tempo e più mi rammarico di non essere venuta con voi...almeno portatemi mille regali al vostro ritorno...o almeno due cavallette fritte, o un serpente, o ragni... come sono?!
dai, allora ci potrete finalmente mostrare le innumerevoli fotografie. a presto!
daria
ciao amici!!!credo che tornare alla vita milanese sarà un piccolo shock...ma egoisticamente sono proprio contenta di riabbraccciarvi!!tommi vedi di tornare perchè io parto subito per il burundi e non voglio correre il rischio di non riuscire a salutarti!!godetevi questi 10 giorni abbondanti...un abbraccio, fede
ciao ragazzi!!!!!!!!
sono appena tornata dalle vacanze e la prima cosa che ho fatto è stata correre a leggere le vostre avventure..interessanti e decisamente divertenti..state facendo un viaggio davvero stupendo!!!vi invidio da morire!
godetevi i prossimi giorni!
un bacione!
dordi
ps:grazie mille per la cartolina e scusate per l'abbondanza di punti esclamativi..merito del vostro blog che mi ha messo tanto buon umore!
Ciao tom! Non ho mai commentato..e forse sembra che non ho mai letto, ma siete stati una piacevolissima lettura per tutta l'estate! Io sono finalmente tornata dalle mie terre nordiche, son felice è stata una bellissima esperienza ed ora si riparte un pò più carichi! Grazie mille per la cartolina!! Inaspettata..non credevo che alla fine arrivasse.. Un abbraccio e a presto, Marty
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