L'ISOLA DEI MANGIATORI DI LOTO
Alla fine ad Angkor abbiamo passato ben quattro giorni, esplor
ando con le nostre intrepide biciclette le splendide rovine disseminate per chilometri nella foresta e gustandoci albe e tramonti da tutti i possibili punti panoramici. Da segnalare anche una notevole performance di Valerio, che, preda d'una ingiustificata ira funesta, abbandona il gruppo per andare in bici in un tempio lontano 40 chilometri (e che gli altri, piu' saggiamente, hanno raggiunto in tuc tuc..); fortunatamente la lunga sfacchinata sotto il sole tropicale, un totale di 80 chilometri
col brivido di una foratura nel mezzo del nulla, hanno ricondotto l'irascibile a piu' miti consigli e nel pomeriggio ci si e' ricongiunti tra le risate.
Nel complesso Angkor si e' rivelata la meraviglia che ci si aspettava e la Cambogia, che pure suscitava qualche apprensione, una tappa molto piacevole e rilassante. Probabilmente vince la palma di paese piu' disastrato in cui siamo mai stati: poche strade asfaltate anche nella stessa Phnom Penn, immense distese agricole infestate da mine antiuomo e mezza nazione sott'acqua per le piene fluviali della stagione umida. A colpirci, pero', e' stata soprattutto la forte traccia indiana rimasta nella cultura Khmer, a partire dall'alfabeto, che utilizza caratteri derivati dal sanscrito, fino alla religione, all'architettura, al cibo ed ai tratti somatici delle persone: lo stacco col Vietnam, molt
o piu' vicino all'altro gigante orientale, la Cina, e' sicuramente netto.
La mattina del quinto giorno e' cominciato il lungo viaggio verso Ko Phangan, una splendida isola nel sud della Thailandia, cui ci premeva giungere al piu' presto cosi' da essere nel pieno della forma per il Full Moon Party, evento mondano che Tommy e Cepe non volevano assolutamente perdere. Lasciata, quindi, Nima alla ricerca di una via per il Laos, ci siamo imbarcati sull'ultimo scassatissimo minibus cambogiano alla volta della frontiera thailandese. Dopo cinque ore su una polverosissima pista sterrata abbiamo percorso i 160 chilometri (!!) che separano Angkor dalla Thailandia. Dopo un mese tra Vietnam e Cambogia, l'arrivo nella terra degli stupa e' stato un vero ritorno alla civilta': un moderno e veloce autobus ci conduce rapidamente alla capitale, su una bellissima strada a doppia carreggiata. Qui giusto il tempo di inghiottire un kebab di pollo, e siamo su un nuovo lussuoso autobus alla volta di Chumporn, da cui copriamo con un rapido aliscafo i chilometri residui per attraccare alla nostra isoletta tropicale.
Per Colo, che era stato qui con la famiglia nel '95, e Cesare, che due anni fa con altri compagni aveva gia' saggiato le spiagge dell'isola, e' un ritorno, mentre per Tommy si tratt
a di un esordio. Inutile dire che in breve siamo tutti assolutamente soggiogati da Kho Phangan, e la voglia di restarci ad oltranza non risparmia nessuno.. siamo giunti nell'omerica isola dei mangiatori di loto!
Alloggiati in due bungalow di legno, su una splendida spiaggia di sabbia bianca, circondata da palme e isolata da tutto, alternando shake di frutta a squisiti piatti thai sotto il caldo sole dei tropici, la nostra vita e' esattamente quella che ci si immagina in un paradiso tropicale; al tramonto, arrampicandoci nella foresta, troviamo anche la bucolica capanna del fornitore di marjiuana della spiaggia, cosi' da veder davvero esaudito ogni nostro desiderio.
Di questi giorni non ci sono molitissime cose da raccontare, oltre a mare, spiaggia, libri, canne e chiacchiere: il Full Moon Party era la super festa che ci si immaginava, con l'intera spiaggia trasformata in una mega disco per occidentali sbevazzoni e prostitute e spacciatori locali. A giudicare
dal numero di barellati, l'ecstasy che chiunque cercava di vendere da ogni parte non doveva essere di grande qualita'; ma non si preoccupino i parenti, noi siamo gente semplice e per divertirci ci e' bastato un bel secchiello di rhum e coca (cola..)!! Tommy e Cesare hanno ballato tutta la notte, anche se forse non con gli esiti sperati, mentre Colo, notoriamente allergico a queste situazioni, contemplava placido sulla sabbia la luna, il mare e il festaiolo turbine multietnico della spiaggia. Dopo una splendida alba sul mare, siamo rincasati per riposarci.
Tommy ha poi voluto congedarsi come si deve dalla motorbike, il vero grande amore della vacanza: una giornata intera avventurandosi col centauro sulle strade di Kho Phangan, rischiando piu' volte la vita su impervi e ripidissimi sterrati in mezzo alla giungla, raccattando thailandesi sbronzi lungo la strada.
Colo, invece, si e' cimentato nella ricerca della spiaggia della sua infanzia. Preso il solito barchino sulla scia di ricordi vaghi e confusi, si e' fatto dare un passaggio verso una caletta che sembrava essere quella in cui trascorse giorni felici nel lontano agosto del '95, per poi rientrare al porticciolo a piedi attraversando varie spiagge lungo la costa. Purtroppo la zona negli ultimi 11 anni e' stata molto costruita ed era impossibile individuare con certezza la baia giusta (anche perche' stranamente non ci sono ancora targhette a commemorare l'evento..). E forse e' stato meglio cosi', di sicuro il ricordo mitico di un dodicenne e' molto meglio di quello che la speculazione edilizia th
ailandese ha prodotto negli ultimi anni.. L'ultima emozione della giornata l'ha offerta il barchino, partendo con una decina di minuti di anticipo e abbandonando il nostro bestemmiante eroe nelle grinfie di avidi barcaioli; diciamo che dopo un'ora buona di contrattazione davanti a delle birre fredde si e' passati dall'iniziale richiesta di 500 baht ad un piu' ragionevole 250, cosi', abbandonato il proposito di dormire sulla spiaggia per aspettare il barchino del giorno dopo, Valerio ha raggiunto i compagni godendosi uno splendido tramonto in mezzo al mare.
Come ad Ulisse prima e Adamo ed Eva poi (a seconda della tradizione che si preferisce), purtroppo anche a noi e' toccato lasciare il nostro eden. Tristi
come a un funerale (soprattutto Tommy, che ha letto con troppo ritardo un'email di Nima che lo invitava a spassarsela con lei una settimana a Krabi..), ci siamo imbarcati per Surat Thani, il punto piu' a sud dell'intera vacanza, a poche ore dalla frontiera malese, e da li' l'ultima nottata di viaggio per approdare definitivamente alla meta finale della nostra estate, Bangkok. Preso alloggio in una guesthouse molto carina in centro, stiamo passeggiando per i quartieri cinesi, arabo e indiano, dilettandoci con lo shopping e le abboffate. La citta', cuore pulsante non solo della Thailandia, ma di tutto il sud-est asiatico, ci e' subito sembrata interessante e ricca di attrattive; e qui passeremo gli ultimi due giorni della nostra vacanza, ormai prossima alla fine.. Speriamo non troppo "fine", visto che a riportarci a casa sara' un sovietico pilota Aeroflot, compagnia nota per riuscire ad atterrare senza problemi soltanto in occasioni particolari: solo due anni fa, Tommy si e' trovato a San Pietroburgo anziche' a Mosca..
Stiamo sfruttando il ritorno alla civilta' per aggiornare il nostro blog di foto; l'indirizzo e' il solito: http://www.flickr.com/photos/28785825@N00/sets/72157594250939266/
Continueremo ad aggiornarlo fino al triste giorno della partenza con le foto inedite di questi giorni di viaggio. Ci vediamo il 18 ragazzi!!! Un bacio a tutti e a presto, Cesare, Tommaso, Valerio.
Alla fine ad Angkor abbiamo passato ben quattro giorni, esplor
ando con le nostre intrepide biciclette le splendide rovine disseminate per chilometri nella foresta e gustandoci albe e tramonti da tutti i possibili punti panoramici. Da segnalare anche una notevole performance di Valerio, che, preda d'una ingiustificata ira funesta, abbandona il gruppo per andare in bici in un tempio lontano 40 chilometri (e che gli altri, piu' saggiamente, hanno raggiunto in tuc tuc..); fortunatamente la lunga sfacchinata sotto il sole tropicale, un totale di 80 chilometri
col brivido di una foratura nel mezzo del nulla, hanno ricondotto l'irascibile a piu' miti consigli e nel pomeriggio ci si e' ricongiunti tra le risate.Nel complesso Angkor si e' rivelata la meraviglia che ci si aspettava e la Cambogia, che pure suscitava qualche apprensione, una tappa molto piacevole e rilassante. Probabilmente vince la palma di paese piu' disastrato in cui siamo mai stati: poche strade asfaltate anche nella stessa Phnom Penn, immense distese agricole infestate da mine antiuomo e mezza nazione sott'acqua per le piene fluviali della stagione umida. A colpirci, pero', e' stata soprattutto la forte traccia indiana rimasta nella cultura Khmer, a partire dall'alfabeto, che utilizza caratteri derivati dal sanscrito, fino alla religione, all'architettura, al cibo ed ai tratti somatici delle persone: lo stacco col Vietnam, molt
o piu' vicino all'altro gigante orientale, la Cina, e' sicuramente netto.La mattina del quinto giorno e' cominciato il lungo viaggio verso Ko Phangan, una splendida isola nel sud della Thailandia, cui ci premeva giungere al piu' presto cosi' da essere nel pieno della forma per il Full Moon Party, evento mondano che Tommy e Cepe non volevano assolutamente perdere. Lasciata, quindi, Nima alla ricerca di una via per il Laos, ci siamo imbarcati sull'ultimo scassatissimo minibus cambogiano alla volta della frontiera thailandese. Dopo cinque ore su una polverosissima pista sterrata abbiamo percorso i 160 chilometri (!!) che separano Angkor dalla Thailandia. Dopo un mese tra Vietnam e Cambogia, l'arrivo nella terra degli stupa e' stato un vero ritorno alla civilta': un moderno e veloce autobus ci conduce rapidamente alla capitale, su una bellissima strada a doppia carreggiata. Qui giusto il tempo di inghiottire un kebab di pollo, e siamo su un nuovo lussuoso autobus alla volta di Chumporn, da cui copriamo con un rapido aliscafo i chilometri residui per attraccare alla nostra isoletta tropicale.
Per Colo, che era stato qui con la famiglia nel '95, e Cesare, che due anni fa con altri compagni aveva gia' saggiato le spiagge dell'isola, e' un ritorno, mentre per Tommy si tratt
a di un esordio. Inutile dire che in breve siamo tutti assolutamente soggiogati da Kho Phangan, e la voglia di restarci ad oltranza non risparmia nessuno.. siamo giunti nell'omerica isola dei mangiatori di loto!Alloggiati in due bungalow di legno, su una splendida spiaggia di sabbia bianca, circondata da palme e isolata da tutto, alternando shake di frutta a squisiti piatti thai sotto il caldo sole dei tropici, la nostra vita e' esattamente quella che ci si immagina in un paradiso tropicale; al tramonto, arrampicandoci nella foresta, troviamo anche la bucolica capanna del fornitore di marjiuana della spiaggia, cosi' da veder davvero esaudito ogni nostro desiderio.
Di questi giorni non ci sono molitissime cose da raccontare, oltre a mare, spiaggia, libri, canne e chiacchiere: il Full Moon Party era la super festa che ci si immaginava, con l'intera spiaggia trasformata in una mega disco per occidentali sbevazzoni e prostitute e spacciatori locali. A giudicare
dal numero di barellati, l'ecstasy che chiunque cercava di vendere da ogni parte non doveva essere di grande qualita'; ma non si preoccupino i parenti, noi siamo gente semplice e per divertirci ci e' bastato un bel secchiello di rhum e coca (cola..)!! Tommy e Cesare hanno ballato tutta la notte, anche se forse non con gli esiti sperati, mentre Colo, notoriamente allergico a queste situazioni, contemplava placido sulla sabbia la luna, il mare e il festaiolo turbine multietnico della spiaggia. Dopo una splendida alba sul mare, siamo rincasati per riposarci.Tommy ha poi voluto congedarsi come si deve dalla motorbike, il vero grande amore della vacanza: una giornata intera avventurandosi col centauro sulle strade di Kho Phangan, rischiando piu' volte la vita su impervi e ripidissimi sterrati in mezzo alla giungla, raccattando thailandesi sbronzi lungo la strada.
Colo, invece, si e' cimentato nella ricerca della spiaggia della sua infanzia. Preso il solito barchino sulla scia di ricordi vaghi e confusi, si e' fatto dare un passaggio verso una caletta che sembrava essere quella in cui trascorse giorni felici nel lontano agosto del '95, per poi rientrare al porticciolo a piedi attraversando varie spiagge lungo la costa. Purtroppo la zona negli ultimi 11 anni e' stata molto costruita ed era impossibile individuare con certezza la baia giusta (anche perche' stranamente non ci sono ancora targhette a commemorare l'evento..). E forse e' stato meglio cosi', di sicuro il ricordo mitico di un dodicenne e' molto meglio di quello che la speculazione edilizia th
ailandese ha prodotto negli ultimi anni.. L'ultima emozione della giornata l'ha offerta il barchino, partendo con una decina di minuti di anticipo e abbandonando il nostro bestemmiante eroe nelle grinfie di avidi barcaioli; diciamo che dopo un'ora buona di contrattazione davanti a delle birre fredde si e' passati dall'iniziale richiesta di 500 baht ad un piu' ragionevole 250, cosi', abbandonato il proposito di dormire sulla spiaggia per aspettare il barchino del giorno dopo, Valerio ha raggiunto i compagni godendosi uno splendido tramonto in mezzo al mare.Come ad Ulisse prima e Adamo ed Eva poi (a seconda della tradizione che si preferisce), purtroppo anche a noi e' toccato lasciare il nostro eden. Tristi
come a un funerale (soprattutto Tommy, che ha letto con troppo ritardo un'email di Nima che lo invitava a spassarsela con lei una settimana a Krabi..), ci siamo imbarcati per Surat Thani, il punto piu' a sud dell'intera vacanza, a poche ore dalla frontiera malese, e da li' l'ultima nottata di viaggio per approdare definitivamente alla meta finale della nostra estate, Bangkok. Preso alloggio in una guesthouse molto carina in centro, stiamo passeggiando per i quartieri cinesi, arabo e indiano, dilettandoci con lo shopping e le abboffate. La citta', cuore pulsante non solo della Thailandia, ma di tutto il sud-est asiatico, ci e' subito sembrata interessante e ricca di attrattive; e qui passeremo gli ultimi due giorni della nostra vacanza, ormai prossima alla fine.. Speriamo non troppo "fine", visto che a riportarci a casa sara' un sovietico pilota Aeroflot, compagnia nota per riuscire ad atterrare senza problemi soltanto in occasioni particolari: solo due anni fa, Tommy si e' trovato a San Pietroburgo anziche' a Mosca.. Stiamo sfruttando il ritorno alla civilta' per aggiornare il nostro blog di foto; l'indirizzo e' il solito: http://www.flickr.com/photos/28785825@N00/sets/72157594250939266/
Continueremo ad aggiornarlo fino al triste giorno della partenza con le foto inedite di questi giorni di viaggio. Ci vediamo il 18 ragazzi!!! Un bacio a tutti e a presto, Cesare, Tommaso, Valerio.

3 Comments:
Allora a presto ragazzi! Qualcuno ha detto in qualche film (Bruno Ganz?) che i cinesi sono i più grandi ristoratori del mondo.. Ma voi non dovete essere tristi: troverete un'accoglienza all'italiana, nota tra le più calorose del mondo!
Buone ultime giornate e a presto!
che bello ragazzi...mi avete fatto tornare in mente quelle spiagge di ko pha ngan, quei barchini sulla spiaggia e quella sensazione di pace...turbata solo da qualche blatta che scorrazzava nel bungalow!!ho voglia di riabbracciarvi ma sono anche un po' triste perchè tornare non è mai facile (e ve lo scrivo non per intristirvi ma perchè immagino non leggerete più i commenti fino al vostro rientro a casa...e lì la frittata sarà già fatta!!). io farò del mio meglio per accogliervi calorosamente, come dice cora, e una bella crostata sarà il primo passo...a presto, un bacio
Fede
caro valerio, sono contenta di sapere che anche se hai disertato addirittura il Full Moon Party sei pronto a lanciarti nei balli scatenati dello spazio petardo!
yuppi!
baci
marina
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