martedì, luglio 18, 2006

E dopo un`altra, piccola odissea, comprensiva di ore in ostaggio sul treno alla dogana cinese e arrivo a Pechino alle tre del mattino sotto il diluvio universale, eccoci in Cina! A parte gli scherzi il viaggio e` scivolato via senza troppi problemi: dopo giorni senz`acqua ad Ulaan Baatar abbiamo finalmente potuto lavarci (detto da noi, potete immaginare la situazione..) e, nonostante le allarmistiche voci di tommi sulla salute del mio stomaco, e` bastato il rimedio mongolo (uno sciottino di densa vodka locale a colazione) a rimettere ogni cosa al suo posto. Raggiunta la frontiera cinese dopo una notte di viaggio, abbiamo purtroppo scoperto che non c`era modo di arrivare Datong, vicino alla muraglia cinese, in giornata; cosi` siamo saltati sul primo pullman per Pechino, scovato grazie alla dritta degli stessi francesi aspramente dileggiati nel viaggio tra Irkutsk ed Ulaan Baatar. A Erlian, posto di frontiera nel mezzo del deserto del Gobi, giusto il tempo di comprare del cibo e testare sulla mia pelle l`abilita` (nonche` l`economicita`..) dei parrucchieri cinesi ed il nostro bizzarro pullman a cuccette subito parte per l`immensa capitale della Cina!

La prima giornata si apre sotto una fitta pioggia. Non ci lasciamo scoraggiare e mentre aspettiamo un orario ragionevole per raggiungere l`ostello ci facciamo condurre alla stazione ferroviaria e li ci accampiamo. Nell`attesa, mentre cesare dorme ignaro di tutto, un cinese, riconosciutici come italiani, ci mostra speranzoso un foglio dell`ambasciata spagnola, nel quale e` chiaramente scritto che non otterra` mai il visto perche`, testualmente, non ritengono vere ne le ragioni ne la documentazione da lui portate. Cerchiamo in qualche modo di tradurre in cinese col glossarietto della lonely, ma l`impresa e` disperata, cosi` lo lasciamo con un foglietto in inglese augurandogli buona fortuna.
All`alba siamo all`ostello, ma ovviamente e` troppo presto, e da li corriamo all`ambasciata vietnamita; abbiamo cosi` modo di conoscere il quartiere delle ambasciate e tra squadre di poliziotti a ogni angolo della strada e cancellate e filo spinato in tutti gli isolati, otteniamo con inaspettata facilita`i nostri visti.
Prima esperienza con la cucina cinese: tutto molto buono, ma non ordinate mai patatine fritte, vi arriva cavolo al vapore! Nel pomeriggio proviamo con mano (anzi, con piede..) la vastita` della citta`, camminando per ore senza alcuno scopo. Ci perdiamo cosi` in bellissimi Huong, i vecchi vicoli della citta`, che si aprono inaspettati tra vialoni e grattacieli; gustiamo alcune squisitezze nei vari chioschi, ma, mal consigliati dalla guida, andiamo a cenare in un orribile mercato turistico, dove ci propinano un grasso spiedino di serpente e del barracuda, mentre una star americana si fa filmare nell`atto di mangiare scorpioni fritti. Stremati e delusi fuggiamo da questo pirotecnico quartiere commerciale e completiamo la cena in una altro huong, vere isole di tranquillita` e bonta`. Tornati in ostello ci connettiamo per vedere i commenti dei nostri numerosi lettori, ma scopriamo con amarezza che le rigide maglie della censura cinese, oltre (ovviamente) a vari siti dediti a licenziosita` come diritti umani e liberta` civili, censura anche il nostro blog: possiamo scriverlo, ma non possiamo leggerlo. Fateci sapere per mail cosa sta venendo fuori, che fino al Vietnam siamo come cechi ad un`orgia: dobbiamo farci strada palpando..

La mattina seguente si apre con la creazione di nuovi soprannomi: Cesare diventa `Little Sugar`, per gli amici Zuccherino; Tommi e` Topper, mentre Valerio, per ovvie ragioni, Airik! Rinfrancati da questi nuovi nomi di battaglia, riaffrontiamo le bibliche distanze pechinesi, dopoche` le bici a noleggio erano malauguratamente terminate. Giriamo per la citta` proibita`, ribattezzata proibitiva per l`afa e le moltitudini che dopo secoli di pace e pacifiche repressioni ora la invadono; molto bella, peccato che i monumenti principali fossero in restauro e per ogni interno occorressero mediamente tre ore di coda. Come da tradizione, ci facciamo turlupinare in un ristorantino apparentemente economico prima di scoprire che il mercoledi il mausoleo di Mao e` chiuso al pomeriggio. Cosi` ripieghiamo su un parchettino dietro la citta` proibita (dietro a Pechino vuol dire almeno cinque chilometri..), davvero molto bello, con salici e ninfee e colorati tempi buddisti, prima di arrampicarci abusivamente su una collinetta inspiegabilmente cintata per vedere dall`alto la citta` proibita al tramonto. Un altra splendida cenetta nel nostro huong di fiducia (questa volta veniamo letteralmente sommersi di cibo da premurose cameriere) e la giornata si chiude.
Pechino ci sta davvero entusiasmando, senza contare che il nostro nuovo status di `turisti campioni del mondo` genera sempre in chi incontriamo enorme rispetto e sorrisi e congratulazioni sono all`ordine del giorno, sia con fluenti salamelecchi in inglese, sia con piu` spartani sorrisi e gestualita` bizzare, accompagnate da parole scomposte, tipo `italia, footbal, good, champions`, cui e` sempre piacevole rispondere con `france shit kaput!`.

Purtroppo, per ragioni tecniche a noi ignote, non siamo in grado di pubblicare nessuna foto di questa bellissima citta`, speriamo di poter ovviare al piu` presto al problema. Con l`approvazione (speriamo..) del ministero della propaganda cinese vi auguriamo una buona notte, in particolare ai miei nonnini che, totalmente digiuni di informatica, hanno lanciato una versione cartacea del nostro blog che speriamo possa diffondersi in ogni angolo del globo..

domenica, luglio 16, 2006


CAMPIONE DI MONGOLIA!! CAMPIONE DI MONGOLIA!! CAMPIONE DI MONGOLIA!!!
Col vecchio metodo di Davide e Golia, il sampietrino nella mutanda, Cepe schianta ad uno a uno i suoi avversari e vince il Montone d'oro!

Scherzi a parte, ciao a tutti cari (specie a Giovanni e allo Zio luca che ci seguono appassionatamente), e anche la Mongolia sta per salutarci, ma ricominciamo dalla vittoria ai campionati mondiali... per nostra fortuna dopo la solitudine del brindisi in stazione alle 6 del mattino il treno era pieno di francesi da sfottere. E noi giu' a strillare Trezeguet! Les incompetents!! Travers!! Ecc.. Alla fine pero' erano abbastanza umiliati e quindi non abbiamo infierito troppo.

Dopo 10 ore alla frontiera (un francese aveva pure il visto scaduto dalla mezzanotte e ha dovuto corrompere - dopo 2 h almeno di trattativa e un paio di uffici doganali diversi - le guardie di frontiera. 80 cocozzoni... ma poteva andargli peggio!) eccoci finalmente nella agognata Mongolia e in quella che e' la sua festeggiante capitale: Ulaan Baatar.
Dobbiamo dire che a confronto dei russi i mongoli sono un paradiso: parlano, parlano inglese, sorridono e soprattutto costano pochissimo. Media di 3 euri al pasto per 3 persone... e solo carne e latticini!

Il primo giorno abbiamo visitato l'amena Ulaan Baatar e il suo unico tempio preparandoci con cura all'escursione nella steppa dei prossimi 4 giorni. La sera siamo andati a vedere il Naadam allo stadio e abbiamo provato finalmente i tanto agognati Hushuk e Airik: frittele di montone e latte di cavalla fermentato. Squisiti.

Primo giorno nella steppa: visita a due monasteri buddisti, tour sui cammelli e notte presso il gher di una simpatica famigliola. Ci avevano detto di portare in dono detersivo e vodka e noi cosi' abbiamo fatto, facendo pero' una terribile figura di merda col fratello del padrone, business man di succhi di frutta col figlio che lavora a Manchester... e noi che li credevamo dei pezzenti grezzi ed ottusi... ci hanno dato una bella lezione!

Secondo giorno: visita a Karakorum, la citta' capitale dell'impero di Gengis Kahn di cui non resta nulla. 5 km fuori pero' c'e' un complesso di templi buddisti (ricostruito dopo le devastazioni fatte dai comunisti sovietici) che racchiude edifici dei 3 principali stili: tibetano, mongolo e cinese.
Nel pomeriggio lasciamo l'unica strada asfaltata della mongolia e il nostro driver si perde nei campi. Ogni 10 km di sterrato si ferma a chiedere indicazioni a qualche pastore. Vediamo Yak e avvoltoi. Per la notte ci fermiamo in un gher sperduto nelle valli pieno di bambini gia' prodi cavallerizzi. Li stupiamo col solito gioco della macchina digitale e passiamo tre h a fare foto e a farci fare foto da loro. Assistiamo alla mungitura delle cavalle e Valerio sbocca, non potendone piu' dell'Airik, che da sogno diventa incubo: questi cazzo di pastori non fanno altro che bere quel latte acido (sa un po' di yogurth con l'aggiunta di acqua frizzante e loro la chiamano birra bianca, essendo alcoolica). Ci addormentiamo coi tonfi dei bambini che mischiano latte appena munto all'airik per farlo fermentare e averne sempre di fresco.

Il terzo giorno ripartiamo per lande sempre piu' aride e desolate. Attraversiamo una mega valle a 50 gradi in cui riusciamo ad avvistare delle gazzelline succulente che pero' ci sfuggono alla vista appena sentono il rumore del fuoristrada. Infine, arriviamo, sudici e sporchi, al nostro ultimo gher, talmente squallido stavolta da costringerci ad andare a passare il pomeriggio all'ombra delle uniche quattro spelacchiate elontanissime acacie della steppa mongola, tra mosche e cacche di cavallo e pecora. Il gher e' in effetti quanto di piu' lontano dalla civilta' ci si possa immaginare. Solo per fare un esempio, il figlio dei proprietari di quest'ultimo scagazza sul letto. La madre, anziche' lavare la coperta, pensa bene di grattare via la merda semplicemente col coltello da cucina con cui poi prepara un succulento stufatino di montone - conservato morto sotto al letto di Cesare.

L'ultima mattina partiamo alle nove e all'una siamo a Ulaan Baatar. Riusciamo a farci inculare nell'unico ristorante turistico della citta' perche' Tommaso voleva a tutti i costi mangiare la grigliata mongola (1 wurstel e un hamburger per un peso totale di 25 gr), e siamo pronti a partire alla volta della cina!!

lunedì, luglio 10, 2006



Ciao amici, abbiamo finalmente pubblicato le foto, di cui qui a fianco vedete un piccolo esempio: il treno che ci ha condotto da mosca a Yekaterinburg. Le altre foto le potete vedere all'indirizzo seguente: http://www.flickr.com/photos/15645927@N00/

Lasciata la citta' di Eltsin ci siamo allontanati dagli Urali e inoltrati nel cuore della siberia. Abbiamo passato Novosibirsk, citta' costruita in due ore per alloggiare gli operai che costruivano la ferrovia, diretti a Irkutsk, punto di partenza di un piccolo tour sul lago Baikal.

Sul treno abbiamo conosciuto Andrej, pescatore e cacciatore siberiano con cui in men che non si dica abbiamo stretto amicizia a suon di vodka e cetrioli. Alla fine ci ha anche regalato una foto di lui con un orso appena ucciso dopo 15 giorni di strenuo inseguimento tra i boschi.

Dopo un paio d'ore passate a contrattare coi tassisti di Irkutsk abbiamo finalmente raggiunto Listvianka, villaggio siberiano sul lago Baikal, che e' il lago piu' profondo e capiente del mondo (contiene 1/4 di tutte le acque dolci della terra). Purtroppo pero' il lago si e' rivelato veramente, ma veramente siberiano: ci siamo beccati due giorni freddi e piovosi, ed anche oggi a Irkutsk il tempo non scherza affatto....

Con un nuovo amico turco, raccattato alla stazione durante la finale dei mondiali (voi fortunelli ve la siete vista in prima serata al palacucco, mentre per noi erano le 4 del mattino ed eravamo in una lurida sala d'attesa piena di ubiraconi e per cui abbiamo pure dovuto pagare 150 rubli...). Dicevamo, col nostro nuovo amico turco stasera partiremo per Ulaan Baatar, in Mongolia, dove ci aspetta il Naadam, gran varieta' festivo di gare di tiro con l'arco, corse di cavalli e lotta a mani nude senza categorie di peso. Cepe non lo sa ma e' iscritto e in quanto sfidante incontrera' subito una testa di serie del peso di 165 kg asciutto e dopo cacato.

Vi scriviamo presto da Ulaan Baatar che questo internet point ci sta costando una fortuna e noi abbiamo solo 100 rubli per mangiare stasera (non vi preoccupate genitori stiamo scherzando... forse...)

mercoledì, luglio 05, 2006

Ciao a tutti! Dopo vari contrattempi informatici, eccoci nell`ufficio postale di Yekaterinbyrg ad aggiornarvi sulle nostre avventure.

Il primo giorno siamo approdati nella verde e fredda Lettonia, ove abbiamo trascorso la serata col mio babbo, casualmente da quelle parti per un congresso, in un tranquillo paesino nella campagna vicino Riga. Nostalgia di Milano non ce n`e` mai stata, col golfino a 20 gradi e luce oltre mezzanotte! L`indomani e` cominciata l`avventura in terra russa, anche se prima tommi ha avuto il tempo di innamorarsi di una giovane venditrice di simil-arancini del mercato di Riga, in cui abbiamo fatto scorte di cibo per il viaggio: l`affascinante lettone ci aveva offerto sorridendo il suo pane e tommaso ha esitato un po prima di salire sull`autobus per l`aeroporto..

Ad attenderci a Mosca c`era Mykhail, un mio vecchio amico che ci ha ospitato nella sua nuova casa ai sobborghi di Mosca; abbiamo brevemente familiarizzato con la citta prima di piazzarci davanti alla tv a vedere la nostra nazionale fare a pezzi i poveri ucraini del mio sheva.. Purtroppo l`indomani il nostro piano di esplorazione della citta` ha subito pesanti tagli a causa delle grottesche lungaggini burocratiche russe: dopo aver vagato un giorno intero per tre diverse stazioni e innumerevoli biglietterie, tra paroli incomprensibili e rimporveri insensati, quando sembrava che non ci fosse alcun treno libero ed il morale stava precipitando, ecco che un`affabile impiegata dell`intourist trova tre posti in seconda classe per Yekaterinburg. Abbiamo cosi` potuto goderci Mosca: Cremlino, Piazza Rossa e altre vie del centro, oltre ad un inaspettata serata a base di Narghile` in un bar vicino all`universita`. Purtroppo quel cretino di Tommaso ha dimenticato la chiavetta USB nello zaino, ergo per le foto dovrete avere un po` di pazienza..

Alla fine, l`emozionante partenza per l`est: salutato il nostro amico, ci siamo sparati i primi 2000 chilometri, tra abeti rossi, betulle e fatiscenti case di legno; la presenza di una piccola e lagnosa bambina nel nostro scompartimento ha molto turbato Cesare, ma i nostri compagni di viaggio sono stati gentili e simpatici. Giunti in serata a Yekaterinburg, citta` natale di Boris Eltsin e luogo di decapitazione della famiglia Romanov, abbiamo scoperto con amarezza che l`hotel piu economico costava venti euro a notte; cosi` abbiamo seguito la prima passante di dubbia fama incontrata sulla via, che ci ha affittato un appartamento nei sobborghi della citta` per una cifra ridicola, e li` abbiamo dormito. Tommi si e` nuovamente innamorato, questa volta di Nadia, ragazza conosciuta per pochi minuti sull`autobus dalla stazione e la sera, dopo innumerevoli tentativi, abbiamo dovuto rinunciare alla semifinale, anche perche` nell`appartamento soviet style c`era solo un inutile televisore d`anteguerra che non prendeva una sega e all`una di notte (ora locale) di posti aperti non ce n`erano, in quel nulla di quartiere.

Ora siamo qui, abbiamo visto la ridente Yekaterinburg e tra meno di cinque ore si riparte alla volta di Irkutsk, sul lago Baikal; questa volta le notti in treno saranno due, ma libri ne abbiamo molti e per la finale saremo gia` alla nostra meta..

Un abbraccio a tutti, al piu` presto (salvo altre cazzate di tommi) un po` di foto.

Valerio, Tommaso, Cesare