giovedì, agosto 24, 2006

SULLA STRADA PER SAIGON

Dopo la spassosa giornata tra motorino e spiaggia, la nostra marcia di avvicinamento alla seconda citta' vietnamita ha subito un imprevisto rallentamento: non ci e' stato infatti possibile trovar posto sul pullman per Nha Thrang, citta' balneare circa 500 km piu' a sud, e abbiamo cosi' dovuto rinviare la partenza di un giorno. Nel giorno supplementare ci siamo goduti l'ormai familiare Hoi An, il suo affollatissimo mercato, i gustosi frutti tropicali, le spiagge e la paciosa veranda dell'ostello in riva al fiume, decidendo di tagliare poi i tempi sulle spiagge piu' a sud.

La sera abbiamo preso l'autobus dandoci appunamento con l'amica spagnola, cui il mare non interessava, a Dalat, la tappa successiva, e apprestandoci ad incontrare Matteo e Alessia, giunti a Nha Trang il giorno prima dal sud. Il viaggio, gia' tumultuoso per le strade dissestate, e' stato reso ancor piu' problematico dall'ennesima prodezza di Tommy: non memore dell'identica avventura in terra tunisina, il nostro eroe si e' concesso, come spuntino notturno, uno squisito sandwich all'uovo che, dopo aver seminato scompiglio per tutta la notte nella pancia del malcapitato, e' riemerso in forma liquida tra disgustosi gorgheggi che hanno risvegliato tutto il pullman (tranne Colo, che dormiva sereno al suo fianco..).
Con Tommy ancora provato dalla disavventura gastrica con Teo e Alessia ci siamo avventurati alla ricerca di Jungle Beach. La spiaggia era un vero paradiso: acqua azzura su sabbia bianca e senza anima viva; l'unico prezzo da pagare e' stato un lungo e difficoltoso viaggio in motorino (in particolare per Colo, il cui centauro aveva un solo freno funzionante..), dapprima tra lenti tir e folli autobus, poi su impervie strade sterrate. Dopo una giornata di riposo nello sperduto resort di un canadese trapiantato vietnamita, siamo rientrati a Nha Trang, rischiando nuovamente la vita, in particolare quando un autobus in contromano ha invaso la nostra corsia per effettuare un sorpasso, costringendo tutti noi a gettarci fuori strada per evitare di essere schiacciati come mosche.

L'indomani ci si e' concessi una piu' quieta gita in barca, per poter vedere i fondali delle isole circostanti, tra i piu' belli del Vietnam. In realta' questa e' stata anche l'esperienza piu' trash della vacanza: dopo una piacevole oretta a nuotare con la maschera tra i coralli e un pranzo buffet in cui, grazie all'inappetenza dei nostri compagni di traversata, abbiamo potuto abboffarci a volonta' (contendendoci il cibo con un vorace gruppo di spagnoli), e' partito il karaoke, con un susseguirsi di canzoni vietnamite e occidentali cantate da un improbabile duo locale; poi il cantante si e' improvvisato barista di un originale pub galleggiante: acciondolato su un salvagente, versava vino a volonta' ai turisti, anch'essi spaparanzati su dei salvagenti. Mentre Tommy, ancora convalescente, si conteneva, e Teo e Cesare si dilettavano con salti dalla barca, Valerio e Alessia sono gli unici ad abusare del rosso di Dalat, ma fortunatamente l'escursione prosegue con placide capatine in altre spiagge e la sbronza si riassorbe senza conseguenze.
La sera ci si saluta, giacche' Teo ed Alessia proseguono il loro viaggio verso nord, alla volta di Hoi An, mentre noi continuiamo verso sud e raggiungiamo, a Dalat, la nostra amica Nima.

Dopo giorni di caldo e sole, torniamo a respirare un po' d'aria fresca e frizzantina. Dalat e' una kitschissima cittadina sull'altopiano centrale del Vietnam. Trovato l'alloggio, comincia una febbrile ricerca della migliore escursione per visitare i boschi e i villaggi nei pressi della citta'. Riguardo a come gestire i giorni a Dalat vi sono idee differenti ed alla fine ci si divide: mentre Colo e Cepe si lanciano in una due giorni di trekking nella foresta, Tommy e Nima si concedono due giorni in moto (con annesso investimento di un pollo) tra valli giunglose, strade sterrate tra le montagne, cascate, momentanei diluvi e splendide schiarite.

Invece, partiti di buon mattino, i nostri due esploratori raggiungono il Paradise Lake, un grazioso laghetto blu tra i pini, prima di lanciarsi alla conquista del monte circostante; dopo aver banchettato sulla vetta, la discesa, funestata da un'inarrestabile pioggia (Dalat, come Hue, e' un posto molto umido), li porta d'un colpo dalla foresta di aghifoglie ad una giungla folta e selvaggia. E' incredibile come bastino poche centinaia di metri a cambiare radicalmente il tipo di vegetazione, anche se nella giungla l'idea di Cesare di portare solo pantaloncini corti si rivela poco azzeccata, visto che il terreno e' letteralmente invaso da centinaia di sanguisughe, pronte a salassare i malcapitati passanti. Fortunatamente il tragitto e' breve e giungiamo rapidamente allo splendido villaggetto di case di legno in riva al lago in cui pernottiamo.
Visto il feeling che si e' creato tra noi e la giovane guida, pensiamo di cogliere l'occasione per fare alcune domande sulla situazione politica locale, ma purtroppo la conversazione si interrompe al primo scoglio, ossia il significato della parola "elezioni", concetto del tutto ignoto al nostro interlocutore. Proviamo anche con le parole "vote", "democracy" e altri sinonimi, ma il vietnamita non fa altro che parlarci dello "Zio Ho", come viene amichevolmente chiamato Ho Chi Min dai locali. Nonostante la conversazione sia stata alquanto breve, ci sembra abbastanza chiaro il senso che se ne puo' trarre..
L'indomani la guida ci rifornisce di speciali calzature anti-sanguisuga, visto che il tragitto nella giungla sara' decisamente piu' lungo; ci attendono infatti ore di marcia in una fitta foresta tra nebbia e pioggia, prima di raggiungere il piccolo villaggeto di una minoranza etnica degli altopiani, da cui un auto ci riconduce a Dalat, ove ritroviamo i nostri due compagni. L'ultima tranquilla serata sull'altopiano e poi il viaggio per Saigon.

A breve aggiorneremo questa pagina con qualche foto. Qua sotto il link per vederne gia' qualcuna.

http://www.flickr.com/photos/28785825@N00/sets/72157594250939266/

mercoledì, agosto 02, 2006

Dopo un lungo silenzio di cui ci scusiamo, eccoci di nuovo a voi! Oggi siamo arrivati a Macao, dopo aver trascorso 4 giorni ad Hong Kong nei quali, contrariamente ad ogni aspettativa, connettersi e' stato molto piu' complesso che nel resto della Cina; abbiamo due diverse teorie: la prima e' che il business della citta' ha ormai reso superfluo l'obsoleto internet point, soppiantato dall'etereo wirless; la seconda che la censura cinese ci stia mettendo lo zampino, rosicchiano piano piano terreno alle liberta' britanniche.

Ma cominciamo da dove abbiamo lasciato. Abbandonata la quieta Pingyao con sommo dispiacere di Tommy (stregato, questa volta, da una graziosa francesina..), abbiamo raggiunto Xi'an, giungendoci, nostro malgrado, all'alba perche', per ragioni ignote, i treni notturni cinesi arrivano sempre a destinazione in orari antelucani! Dopo esserci sistemati nello scantinato dell`ostello piu' umido e maleodorante di tutta la citta', abbiamo sfruttato le fresche ore del mattino per passeggiare nel quartiere musulmano: Xi'an, infatti, oltre che capitale sotto la dinastia Qin, fu anche per secoli il punto di partenza delle carovane lungo la via della seta ed ancora oggi vi risiede una cospicua comunita' di fede islamica. Consumata una lauta colazione e visitate le imponenti moschee in stile persiano, perse tra i vivaci mercati arabeggianti, ci siamo concessi un pomeriggio di riposo, prima di completare il nostro tour con le immancabili Torre del Tamburo e Torre della Campana, che segnano il centro di quasi tutte le citta' cinesi.

Il giorno successivo siamo andati a vedere la principale attrazione della citta', ossia l`esercito di Terracotta: un'imponente armata di statue di ceramica posta a poca distanza dalla tomba dell`imperatore Qin Shi Huangdi, che, 2000 anni fa, riunifico' la Cina dopo secoli di guerre grazie ad un esercito divenuto leggendario. Le statue, con le annesse armi in bronzo, riproducono e commemorano le milizie dell'imperatore e costituiscono un colpo d'occhio davvero impressionante, di cui speriamo di rendervi partecipi con la foto qui accanto. Dopo questa calda mattinata ci siamo recati alle rovine di un villaggio neolitico nella periferia di Xi'an, molto interessante, perche' uno dei piu' antichi presenti in oriente e contemporaneamente uno dei meglio conservati al mondo.
Interessanti riflessioni sono sorte riguardo al modo in cui i cinesi gestiscono i loro mezzi di trasporto pubblici: in Russia gli orari erano un superfluo ornamento e la coda una sorta di giungla senza misericordia, in cui si poteva attendere ore e ore finche', solo inaspettatamente, apparivano d'imporvviso due o tre autobus letteralmente presi d'assalto; in Cina, invece, la gente in attesa viene convogliata rigidamente in fila per uno dall' "omino della fila", un apposito addetto munito di fascia rossa, e quando arriva l'autobus i passegeri salgono singolarmente, cosicche' "l'omino dei sedili" in camicia azzurra possa accertarsi che ci siano tanti passeggeri quanti sedili. Non uno in piu', non uno in meno. Unico neo, l'incapacita' di contare del cinese, che voleva poi cacciarmi dall'autobus in quanto senza sedile e soltanto stringendomi con Tommy nello stesso posto ho potuto difendere il mio diritto di rimanere a bordo..

Dopo Xi'an avremmo voluto fare una tappa alla poderosa diga delle Tre Gole nel centro della Cina, ennesima opera titanica di quest'immenso paese, ma purtroppo sui treni non c'era posto per giorni; abbiamo cosi' optato per una tirata unica fino ad Hong Kong, superando finalmente il tropico del cancro e ripercorrendo a ritroso, tra dolci colline e vaste risaie, le migliaia di chilometri che i maoisti si sobbarcarono nella celeberrima Lunga Marcia. Loro impiegarono mesi, noi, fortunatamente solo trenta ore..
Nel corso del viaggio, grazie alla struttura anti-privacy dei treni cinesi, le cui cuccette sono prive di porte o divisorio alcuno, abbiamo avuto modo di familiarizzare con alcune famiglie cinesi: Tommy ha conosciuto due simpatici e svegli ragazzini. Nel corso di una improbabile discussione in un inglese molto elementare, i due hanno notato sulla guida che Taiwan era segnata come la Corea, ossia come uno stato non appartenente alla Cina. Sono allora corsi immediatamente dal padre, cui abbiamo cercato di spiegare che l' "errore" era dovuto al fatto che "i cinesi dicono che Taiwan e loro, ma i Taiwanesi non ne sono molto convinti". Tommy e' stato pero' smentito immediatamente da un altro passeggero, che perentoriamente ha riaffermato il diritto di possesso cinese sull'isola e la discussione e' finita ridendo sulla mappa della Repubblica Popolare disegnata su un contenitore di zuppa liofilizzata (cibo tipico dei viaggi in treno orientali): la' al posto dell'isola di Formosa c'era una fotina della zuppa stessa, che cancellava il problema!! Quel tizio scorbutico, oltre alla sua patriotticita', ha poi avuto modo di svelare a Tommy un'altra qualita' invidiabile: dopo aver bruscamente allontanato i ragazzini, lo ha obbligato a vedersi con lui un terribile porno cinese. I ragazzini pero', incuriositi, continuavano a fissare Tommy. E quando lui ha cercato di far notare all'uomo che non stava bene guardare certe cose a due metri da loro, questi, sentendo la parola "children", ha interpretato la sua come una richiesta di video COI bambini... Stendiamo un velo pietoso sulla moralita' di quest'uomo...
Intanto Valerio era stato braccato da un'altra simpatica famigliola, che, dopo le cortesie di rito, ha richiesto a gran voce un'esibizione canora tipicamente italiana; fortunatamente il duetto con Tommi, sfuggito finalmente all'orientale erotomane, gia' collaudato presso una famiglia armena in quel di Erevan, non ha deluso le aspettative degli asiatici e il tutto si e' chiuso tra scroscianti applausi! Un'altra famiglia a pianto ascoltando "O sole mio". D'ora in avanti, pero', ci concederemo solo per "O ma bela madunina", che un po' di sano campanilismo non guasta..

Salutati i nostri amici, siamo finalmente arrivati ad Hong Kong, ed e' stato come entrare in un'altra era: quella contemporanea. Superata la frontiera (Hong Kong e' a tutti gli effetti cinese ma, come anche Macau, gode di uno statuto autonomo) col solito autobus scassato, ci siamo trovati in una modernissima metropolitana che ci ha condotto fino ai mirabolanti grattacieli di questa incredibile citta'. Passeggiando, abbiamo notato attivisti dei diritti umani che distribuivano opuscoli contro le violenze del governo cinese e visto per la prima volta in vendita giornali occidentali; autobus e strade erano identici a quelli londinesi compresa, per nostra sfortuna, la barbarica usanza di guidare "al contrario". Nonostante le forze di Sua Maesta' abbiano lasciato l'isola ormai 9 anni fa, la sua impronta resta forte.

Il primo giorno, stravolti (anche questo treno arrivava alle 4 del mattino), lo abbiamo dedicato solo a Kowloon, la penisola attaccata alla Cina dove abbiamo trovato l'albergo, dalle cui rive abbiamo potuto ammirare incantati l'impressionante skyline di Hong Kong Island, di fronte a noi.

Il secondo giorno abbiamo passeggiato per Hong Kong Island, dapprima provvedendo ad un nuovo visto (necessario per tornare in Cina) e poi perdendoci per le anguste strade tra mostri di acciaio e vetro e continue capatine nei numerosi e convenienti negozi di elettronica; la sera siamo poi saliti al Victoria Peak, da cui, immersi in una lussureggiante vegetazione tropicale, abbiamo potuto godere di una vista davvero spettacolare della citta', di cui speriamo che le foto rendano l'idea.

Il terzo giorno abbiamo raggiunto Lantau, un'altra isola della miriade che costituisce l'arcipelago tra Hong Kong e Macao, in cui, a pochi minuti dalla frenetica metropoli sinobritannica, vasti boschi e quiete spiagge offrono pace e relax a turisti e locali stanchi della citta'. Ci siamo concessi (a parte il solito Cesare, all'ombra con la maglietta) un bagno nelle torbide acque della baia di Hong Kong e un pomeriggio all'ombra di alcuni alberi di ananas, sotto la vigile protezione del ragno piu' grande del mondo, prima di trascorrere la serata in un quartiere molto "in" di Hong Kong, giusto per sentirci ancora di nuovo per un attimo pesci fuor d'acqua..

La nostra quarta e ultima giornata e' stata interamente consacrata allo shopping e, dopo ore di ricerche, confronti e contrattazioni sotto un'incessante tormenta tropicale (di cui l'indomani avremmo pagato le inaspettate conseguenze..) abbiamo realizzato alcuni colpacci di cui potrete sperimentare la qualita' al nostro ritorno!!

Infine ieri siamo arrivati tronfi al molo delle navi per Macao dove abbiamo scoperto con orrore che tutti i battelli erano "momentaneamente sospesi" causa tifone forza 8.. quella fastidiosa pioggia tropicale era dunque peggio di quanto immaginassimo e nonostante avessimo tentato di ottenere una bella zattera a remi, siamo stati costretti ad accamparci come profughi in mezzo a storme di rumorosi cinesi nell'attesa che il tifone passasse. Dopo sole 16 ore di attesa, alle5 del mattino i collegamenti sono stati riattivati ed abbiamo potuto raggiungere l'ex colonia portoghese.

La prima cosa che abbiamo notato e' la differenza tra la solida e pragmatica mano britannica, che ha reso Hong Kong una spettacolare metropoli, e la decadente sciatteria dell'amministrazione portoghese, che dopo un buon inizio nel 1517, anno della fondazione della citta', e' entrata in un inarrestabile declino, come del resto tutto l'impero coloniale lusitano. Dopo una passeggiata tra i graziosi viottoli e le chiese barocche della vecchia citta', questa sera ci siamo concessi una cenetta a base di baccala' (una specialita' locale), e siamo pronti per ripartire, domani, alla volta di Canton (Guangzou, in cinese)!! Vi salutiamo quindi da questo internet point pieno di rumorose e ruttanti donne macaensi intraprese a chattare tramite webcam con improbabili compagni pachistani...